
Avvocato, ex giudice onorario e scrittore noir.
Racconto luoghi reali, personaggi imperfetti e quel momento preciso in cui una scelta sbagliata rende impossibile tornare indietro.
Monte Isola, il lago d’Iseo e una morte che viene dal passato.
Il mio nuovo romanzo noir, pubblicato da Santelli Editore.
In libreria dal 15 dicembre 2026 · Prevendita aperta
La prima indagine di Giorgio Bassi
Savona. Un ex poliziotto, una vita già abbastanza complicata e alcuni numeri che insistono nel voler significare qualcosa.
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La seconda indagine di Giorgio Bassi
Perché uscire da una gabbia non significa necessariamente essere liberi.
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Per anni ho lavorato tra regole, prove e ricerca della verità processuale.
Scrivendo mi interessa soprattutto ciò che resta fuori dagli atti: omissioni, ambiguità, errori e quella distanza sottile tra ciò che è accaduto e ciò che siamo capaci di dimostrare.
È lì che cominciano le mie storie.
Un dettaglio fuori posto. Un silenzio che pesa più delle parole, è così che prende forma ciò che scrivo.
Scrivo da quando ho capito che certe domande non cercano risposta.
La mia vita si è divisa, per lungo tempo, tra il Diritto e le storie. Da un lato le regole, le prove, la ricerca della verità processuale; dall’altro ciò che resta fuori dagli atti: le omissioni, le ambiguità, le zone grigie. Fare l’avvocato e il giudice onorario mi ha insegnato quanto fragile sia il confine tra colpa e innocenza, quanto spesso la verità sia una costruzione imperfetta. È lì, in quella frattura, che la mia scrittura ha trovato ispirazione.
Il noir è arrivato come una conseguenza naturale. Non una scelta a tavolino, ma un riconoscimento: era il linguaggio più adatto a raccontare ciò che vedevo e ciò su cui mi interrogavo. Perché il noir non consola, non mette ordine. Scava.
Scrivo storie che nascono da un’inquietudine persistente: cosa succede quando una persona smette di essere ciò che credeva di essere? Quanto basta per oltrepassare un limite? E, soprattutto, esiste davvero un punto di non ritorno?
Le mie influenze non sono solo letterarie. Certo, leggo noir, lo recensisco, lo studio — collaboro con Thriller Café proprio per questo — ma ciò che più incide sul mio modo di scrivere sono le esperienze umane osservate da vicino. Le contraddizioni, le paure non dichiarate, i silenzi che pesano più delle parole. Anche la fotografia, in fondo, mi ha insegnato molto: cercare l’inquadratura giusta, capire cosa lasciare fuori, cogliere l’attimo in cui qualcosa si rivela.
Negli ultimi anni, la scrittura ha smesso di essere un’attività parallela ed è diventata una traiettoria precisa da seguire. I risultati nei concorsi nazionali noir tra il 2025 e il 2026 — dalle vittorie con racconti come AndreR™, Gialla Lemon, L’ultima domanda, La selezione, fino ai piazzamenti e alle finali — non sono stati un punto di arrivo, ma una conferma: sto andando nella direzione giusta. Anche il romanzo Sotto la pelle del lago, finalista al Giallo Festival di Bologna, rappresenta per me un passaggio importante, un tentativo di andare ancora più a fondo.
Eppure, ciò che mi spinge a continuare non è il riconoscimento. È quella tensione iniziale, mai risolta. La sensazione che ci sia sempre una storia ancora più vera da raccontare, più scomoda, più necessaria.
Scrivo per capire fin dove posso spingermi.
E, ogni volta, scopro che il limite è un po’ più in là di quanto pensassi.